Parto da un caso concreto: le riduzioni TARI previste a Eboli, e in generale in tanti comuni italiani, tratta allo stesso modo chi ha un ISEE di 17mila euro e chi ne ha uno di 40mila. Questo non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è la fotografia della classe media che scompare e di un territorio che continua a impoverirsi.
La tassazione progressiva non è una punizione per chi guadagna di più. È lo strumento con cui si restituisce potere d’acquisto a chi lo spende subito e lo rimette in circolo. Perché è lì che si genera la domanda che fa muovere l’economia reale: consumi, servizi locali, piccola impresa. Tassare meno chi ha meno margine non è generosità, è la premessa perché quel margine torni a esistere e produca crescita.
Invece ad Eboli rimaniamo schiacciati tra due estremi: chi ha poco o niente e chi è già benestante. Con i primi che lottano non solo per sopravvivere ma anche per evitare di superare la soglia che li condannerebbe a rinunciare alle agevolazioni e ritrovarsi a pagare molto di più con qualche centinaio di euro di entrate di differenza. Un ISEE di 17mila euro spesso rappresenta un nucleo familiare con un lavoratore dipendente unico percettore e nessun margine reale.
La TARI è soltanto un esempio di un problema più generale: il modo in cui la fiscalità locale incide sulla tenuta della classe media. Se vogliamo invertire la rotta, cambiare il futuro del nostro territorio e trovare una strategia di crescita, dobbiamo affrontare questo problema. Investire in strategie che permettano alle persone di scalare l’ascensore sociale. Inoltre, avere una tassazione più giusta e progressiva, così come previsto dalla nostra Costituzione, è uno strumento decisivo per il contrasto all’evasione fiscale.

Una rappresentazione in stile cartoon della proposta di abbassare le tasse alla classe media: illustrazione realizzata con Lumo, l’AI di Proton. ✨
Nessuno vuole “prendere ai ricchi per dare ai poveri”. In una società che cresce, guadagnano anche i più ricchi: più mercato, più domanda, più stabilità, meno tensione sociale. Senza una base di consumo solida, anche chi può investire non trova mercato. Il problema dei tetti di spesa rigidi, soglie basse, scaglioni binari invece che graduali è che sono utili per contenere il costo nel breve periodo, non per generare crescita nel medio-lungo. È una ricetta che abbiamo già visto non funzionare: tiene in piedi i conti pubblici sulla carta, ma prosciuga lentamente la base demografica, economica e sociale della città. Chi non è povero e non è ricco, va a cercare fortuna e opportunità da un’altra parte.
Non sto proponendo soluzioni demagogiche o magiche. Tutt’altro: penso sia necessario sedersi attorno a un tavolo che metta insieme politici e tecnici e disegnare insieme una strategia di revisione della tassazione comunale. Creiamo delle condizioni nuove che differenzino Eboli e spingano le persone a restare o, ancora meglio, a venire. Serve il coraggio di cambiare visione: non “quanto riusciamo a scontare per far sopravvivere le persone”, ma piuttosto “quanto riusciamo a investire per far crescere tutti”.
